Necessari cambiamenti culturali per migliorare il mondo marittimo

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Domani 25 giugno, GIORNATA MONDIALE DEL MARITTIMO. non basta solo questo per dare la giusta importanza al lavoratore sul mare.

sul mare viaggia circa il 90% delle merci. I lavoratori del mare, cioè i marittimi, sono circa 1,5 milioni nel mondo. Il loro lavoro è poco conosciuto, ma la loro presenza è indispensabile allo sviluppo sociale e questo è dimostrato anche da incidenti marittimi in cui la perdita di grosse quantità di merci provoca la temporanea chiusura di fabbriche: vedi incidente della portacontainer MSC Napoli di cui su wikipedia leggiamo: 21 gennaio 2007 La nave portacontainer “Msc Napoli” si è incagliata nel Canale della Manica sulla costa inglese presso Branscombe. Il naufragio è stato causato dal ciclone Kyrill che ha devastato tutta l’Europa settentrionale. Questo ci fa anche capire che il lavoro sul mare è stressante, pericoloso ed oltre a questo, nel mondo, esistono marittimi che sbarcano dalla nave anche dopo più di un anno, come avvenuto ultimamente durante la presente pandemia COVID. Durante la stessa abbiamo letto della morte anche di marittimi lasciati in balia di questo morbo. Non vanno dimenticati poi i pirati che attaccano e sequestrano interi equipaggi e non ultima la lontananza dalle famiglie. Se a terra si fanno 46 ore settimanali di lavoro a bordo minimo sono 72 secondo le ultime convenzioni internazionali..E per migliorare il sistema è necessario vedere il mondo delle navi in maniera diversa da come lo vediamo oggi: necessita un cambio culturale.

CUORI CHE DIVENTANO PIETRE

AIUTARE LA VECCHIAIA A RIOTTENERE LA SUA IMPORTANZA E’ COSA ESSENZIALE  NELLA SOCIETA’  ATTUALE.

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Nel momento in cui scrivo, nel mondo, siamo più di 7, 954 miliardi di esseri umani e le parole di Papa Francesco riecheggiano forti tra i vicoli del mondo…

Quel numero, costantemente in crescita, necessita di una unità di cuori altrimenti l’odio potrebbe fare passi da giganti tra le strade polverose del globo terrestre. Una società è “civile” se combatte la “cultura dello scarto” ha detto Papa Francesco. Combattere questa cultura significa principalmente mettere al centro del tutto l’altro aiutandolo a riabbracciare la propria dignità.

Solidarietà e fraternità stanno cedendo il posto all’utilità e alla mancanza di compassione. Con questo andamento non ci resta altro che sperare in una buona salute fino alla fine dei nostri giorni.

Il mondo della finanza ha come priorità il raggiungimento dell’efficienza, del risultato, del profitto nel più breve tempo possibile; al secondo posto invece vengono gli orari di lavoro, e la pressione sul lavoratore. Si è arrivato al punto di sostituire sul lavoro la macchina all’uomo e questo lo si sta sperimentando anche sul mare.

PAESI IN GUERRA I CUI UOMINI LAVORANO SU UNA STESSA NAVE

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Russi e ucraini sono il 14,5% dei marittimi del mondo. I soli ucraini, imbarcati su navi italiane o coLLEGATE A INTERESSI italianI, sono circa 3000.

L’ esistenza di una globalizzazione crea situazioni incalcolabili quando il vivere comune è messo a rischio causa un conflitto tra stati aperto e dichiarato, e questo mentre cittadini di entrambi gli stati contendenti lavorano uno affianco all’altro. La prova la dà, in un articolo del Corriere del Veneto, del 22 aprile 2022, l’associazione Stella Maris, che fa capo all’Apostolato del mare: “Si avvertiva tensione nell’aria”, dice la referente della Stella Maris di Porto Nogaro, che si occupava degli aiuti al personale imbarcato su una prima nave, avente a bordo un equipaggio composto da marittimi russi e ucraini, mentre su una seconda, con Comandante russo ed equipaggio ucraino, l’umanità del capitano, aveva, fino a quel momento, impedito situazioni umanamente inaccettabili.

E’ chiaramente cosa molto dura essere lontani dalla propria famiglia mentre si sta lavorando senza possibilità di poter far qualcosa di materialmente utile per i propri cari, ed essere preoccupati continuamente per il ritorno, non sapendo anche dove avverrà il loro ricongiungimento familiare. Dove saranno i loro cari quando avranno portato a termine l’imbarco? Non sanno nemmeno se avranno ancora una casa e inoltre temono di essere arruolati e quindi non avranno, probabilmente, nemmeno il tempo di riposarsi insieme a coloro che amano.

La situazione purtroppo è questa e non resta altro che pregare per una rapida fine della guerra.

Alla ricerca di un mare senza marinai

E anche per il mare si avvicina il tempo della robotizzazione: navi drone, da qualche anno, hanno cominciato a fare capolino sulle azzurre acque dei mari, creando le prime sfide per i futuri comandanti del remoto.

La “prima” nave mercantile autonoma attualmente esistente ha completato con successo un viaggio di quasi 500 miglia nelle acque molto trafficate della baia di Tokyo, viaggiando, senza l’intervento umano, per il 99% del viaggio. La nave da 750 tonnellate lorde aveva un software che l’ha aiutata a evitare centinaia di collisioni autonomamente.

Il connubio, tra il mondo dei signori del mare e quello della finanza, sembra stia, lentamente, portando ad un mare senza marinai e cioè’ senza chi lavora, continuamente, su un qualunque bastimento. I segni dei tempi appaiono proiettare, sullo schermo spaziotempo, le prime sagome dei manovratori del remoto.

A questo punto il marittimo può’ essere realmente considerato un professionista in continua evoluzione anche perché, sul mare, non è la prima volta che si sono avuti cambiamenti radicali o quasi: si è passato dalla vela al vapore, poi al motore, alla turbina e si è continuato con il gigantismo navale odierno. Enfatizzando ci chiediamo: Sta per arrivare il tempo, per l’uomo di mare, di scendere dalla nave lasciandosi definitivamente alle spalle lo scalandrone di ingresso alla stessa? A questo punto siamo costretti a rispondere semplicemente utilizzando le consuete formule dubitative: Forse…chissà!

Le uniche certezze vanno ricercate nel passato prossimo, remoto e nel presente. L’esistenza del lavoratore marittimo ha permesso, da sempre, lo sviluppo sociale e le prove di questo le troviamo anche nelle nostre case quando beviamo in un bicchiere giunto a noi dalla Cina o nelle scarpe made in qualche altro posto del mondo e in molti degli altri oggetti presenti in esse. Poi c’è il cibo come: banane, carni, etc.; ci sono i giocattoli per i nostri bambini e molto altro ancora, tra cui anche la corrente elettrica che si crea grazie anche al carbone trasportato dalle navi e infine possiamo dire con certezza che il 90% delle merci viaggia via mare.

Il passato ci dice anche che l’America di oggi fu cercata e trovata dai marinai come anche buona parte di altre terre che oggi fanno bella mostra sulle cartine e sui mappamondi presenti nelle aule scolastiche e abitazioni. Va detto però che nonostante tutto questo, alla gente di mare, sono stati negati dei diritti sociali: mentre sono all’estero e in navigazione non hanno diritto al voto.

I marinai i loro viaggi non li fanno da passeggeri ben pagati, ma da lavoratori lontani per mesi e mesi dalle famiglie e con una buona percentuale di rischi e negatività varie che il mare preserva da sempre.

Associazioni unite per aiutare l’altro

  Il Papa nel 2020, con un messaggio, ringraziava i marittimi per i sacrifici affrontati anche durante la pandemia. 
 
A questo punto non si poteva restare inermi di fronte alla situazione di molti lavoratori del mare che non riescono a trovare lavoro e per questo, sull’isola d’Ischia, è nata una collaborazione tra l’associazione di fedeli Stella Maris e la rappresentanza locale del Collegio Capitani: i marittimi che non riusciranno a trovare lavoro saranno aiutati nella ricerca da queste associazioni. Questa azione vuole essere un messaggio di consolazione, di incoraggiamento e di speranza. Un messaggio di attenzione e vicinanza da parte di una nota associazione marittima laica e di una associazione di fedeli unite sotto la bandiera della fratellanza. 
 
L’associazione Stella Maris Ischia, fa capo all’Apostolato del mare, ed è l’unica associazione di questo ufficio CEI presente sulle isole minori, è nata il 15 gennaio 2018. In totale in Italia esistono 23 Stella Maris e molte altre sparse per le zone costiere del mondo. 
 
Il Collegio Nazionale Capitani di Lungo Corso e di Macchina, nasce a Genova il 3 gennaio 1946. Secondo lo statuto: è un’ Associazione Professionale indipendente senza fini di lucro con Organi, Ordinamento e Amministrazione stabiliti dallo Statuto. L’Associazione ha due Compartimenti, a Napoli e a Genova e consta di 46 delegazioni ubicate in tutta Italia. 
 
Il papa, nel 2020, al termine del messaggio, rivolgendosi sempre ai marittimi, disse anche: 
 
“Sappiate che non siete soli e non siete dimenticati. Il vostro lavoro in mare vi tiene spesso lontani, ma voi siete presenti nelle mie preghiere e nei miei pensieri, così come in quelli dei cappellani e dei volontari della ‘Stella Maris’. Il Vangelo stesso ce lo fa ricordare, quando ci parla di Gesù con i suoi primi discepoli, che erano tutti pescatori, come voi. Oggi desidero mandarvi un messaggio e una preghiera di speranza, una preghiera di conforto e di consolazione contro ogni avversità e nello stesso tempo incoraggio tutti quelli che lavorano con voi nella pastorale della gente di mare”. 
 
  
 
 

Diritto al Voto della Gente di Mare

Alla Gente di mare viene negato anche il diritto al voto: dal 1° gennaio 1948, giorno della nascita della Costituzione della nostra amata Repubblica, ad oggi sono passati circa 72 anni, oltre mezzo secolo. In genere in un secolo molto cambia nella storia dell’uomo, per cui il mezzo secolo è costretto a seguire i tempi di trasformazione, ma alcune cose che vanno a nascondersi nelle pieghe del tempo restano immutate, e per evitare che la stagnazione li faccia ammuffire bisogna, per forza di cose, metterle in evidenza, in modo tale che ci si avveda che è tempo di toglierle dall’imballaggio in cui sono rimaste e le si rimetta sul binario della storia.

Una di queste cose rimaste imballate per ben 72 anni è stato il voto ai marittimi; e a questo punto la gente di mare ha finalmente deciso che l’imballaggio va rimosso, e per questo continuamente chiede allo Stato questo suo diritto fondamentale.

I marittimi, quando sono in navigazione o in un porto estero, non hanno diritto di votare, e per questo motivo vi sono marittimi che durante la loro vita lavorativa non hanno mai votato. Questo diritto è concesso soltanto a quelli che si trovano, nei periodi delle elezioni, in porti italiani, ma come al solito la burocrazia alza le sue belle barriere rendendo difficile a diversi di questi ultimi l’usufruimento di questa concessione.

GLI EROI DELLA “LUISA”

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Improvvisamente il destino si accanì, il 5 giugno del 1965, sull’intero equipaggio della Petroliera “Luisa” lanciando verso la morte 25 di quei ragazzi e il loro Comandante.

La sequenza degli eventi si svolse con una rapidità talmente impressionante da

impedirgli di comprendere che stavano dirigendosi tutti assieme verso la morte certa: avevano da scegliere tra la salvezza personale e quella di migliaia di persone…Essi preferirono ignorare se stessi e le loro stesse vite evitando un immane disastro, negando a se stessi anche la possibilità di rivedere i loro figli, le proprie mogli e coloro che li avevano generati. Probabilmente negli ultimi minuti ebbero il tempo per recitare un’ ultima preghiera e di pensare a coloro che avevano amato e lasciato a casa.

Tra quei 26 c’era anche un ischitano, di Forio, Aniello Calise di 41 anni.

Aniello era contornato dal piu’ grande tesoro che un uomo possa chiedere alla vita: l’ amore della sua famiglia, eppure il suo altruismo gli fece scegliere la morte per salvare gli altri. A questo punto è necessario porsi la domanda: Cosa c’e’ di piu’ grande della morte, per salvare altre vite?

.Mentre stavano caricando greggio nel porto di Bandar mashour in Iran

scoppio’ un incendio a bordo. Non c’era tempo da perdere: bisognava o abbandonare la nave, mettendosi in salvo, o portarla fuori dal porto. Per evitare la catastrofe. Insieme al Comandante, tutti loro, decisero di restare a bordo per condurla lontano dalla banchina, e rapidamente mollarono gli ormeggi. Tutti avevano anteposto il prossimo a se stessi. La petroliera “Luisa”fu condotta fuori dalle installazioni petrolifere del porto, e fuori dai terminali di carico, in prossimità dell’imboccatura del porto, improvvisamente, comincio’ a esplodere. Subito dopo le prime esplosioni l’equipaggio si lancio’ in mare, ma anche in acqua il greggio si infiammò e questo procurò la morte di 26 componenti dell’equipaggio tra cui c’era anche Aniello Calise. Se la “Luisa”fosse rimasta all’ormeggio sarebbero esplosi anche i depositi di greggio presenti nella zona, con migliaia di morti e danni incalcolabili.

Affondando, la nave, ostruì l’imboccatura del porto e questo procurò un contenzioso diplomatico tra l’Iran e l’Italia: il governo iraniano pretese dall’Italia di togliere la nave da quella posizione.

L’armatore della “Luisa” era la società di navigazione COSARMA, ma la nave aveva bandiera panamense ed in più era stata presa in affitto da società straniera. Chi era tenuto ad affrontare le spese per la rimozione? E come accade spesso in questi casi ognuno giocò le proprie carte e i corpi di quegli sfortunati eroi rimasero ostaggio del disinteresse, del tempo e dell’incomprensione umana per circa due anni. Fu grazie all’intervento dell’ Apostolato del Mare, su richiesta della “Stella Maris”, che quei corpi finalmente rientrarono in Italia, sbarcati nel porto di Trieste. A questo punto iniziò la triste trafila dei riconoscimenti da parte delle famiglie. Essendo la maggior parte di quei corpi resi irriconoscibili sia dal fuoco, dall’acqua che dal tempo trascorso, l’allora Ministro della Marina Mercantile Natali decise di far costruire per gli sfortunati eroi, nella Chiesa sacràrio di Mariport a Porto Marghera, una cappella chiamata “Cappella Stella Maris” e dove, ancora oggi, i resti di quegli sfortunati eroi

riposano. Infine giunse l’ora dei risarcimenti alle famiglie: chi doveva pagare: la Cosarma, il governo Panamense di cui la nave batteva bandiera o la società che aveva in affitto la nave?

Nessuno di questi pagò una lira. Alla fine ai familiari furono assegnati tre assegni cadauno: 1 per il lutto di 12 mila lire, 1 di 8 mila lire per il vestiario e per finire 3500 lire dalla prefettura locale….Ecco quanto allora valeva la vita del marittimo. I congiunti hanno chiesto giustizia per questi Eroi , ma fino ad oggi hanno visto solo il vuoto assoluto del niente…